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martedì 15 settembre 2015

La zuppa di Hurricane

Il film Hurricane – Il grido dell’innocenza è la storia vera del pugile professionista Rubin Carter (Denzel Washington), meglio conosciuto come "Hurricane" (= uragano), il quale fu arrestato e ingiustamente condannato a vita per un triplice omicidio nel '64. 
In carcere Rubin non si dà completamente per vinto, anche grazie al sostegno di sua moglie e di molti personaggi importanti tra cui Bob Dylan, il quale gli dedicò l’omonima canzone. Dopo che i suoi appelli continuavano a essere rigettati, decise di chiudersi in se stesso e scontare la propria pena vivendo però secondo le sue regole e i sui ritmi, studiando e soprattutto scrivendo la sua autobiografia, che un giorno arriva per caso nelle mani di Lesra Martin (Vicellous Reon Shannon), un giovane ragazzo afroamericano trapiantato in Canada per poter ricevere una migliore istruzione.
Grazie al sostegno della sua “famiglia” canadese (interpretata da Liev Schreiber, John Hannah e Deborah Kara Unger), riuscirà a far riaprire il caso e far liberare Rubin dopo più di vent’anni di ingiusta detenzione.
Il film di Norman Jewison (noto per Il caso Thomas Crawford del 1968, Jesus Christ Superstar o Stregata dalla luna) - dai toni a volte un po’ troppo hollywoodiani - riesce comunque a metter in luce un’America razzista, bigotta e violenta, ma sappiamo bene gli Stati Uniti dovranno impiegare molti altri anni ancora per accettare i propri errori e allontanare il profondo razzismo che dilaga nelle proprie strade.
Passando alla ricetta...
Durante un momento nella sua cella Hurricane si prepara da mangiare riscaldando una ciotola di acqua calda e della zuppa di pomodoro in scatola Campbell (notoriamente rappresentata in una delle opere iconografiche di Andy Warhol). Questa è la mia versione di una zuppa leggera e sfiziosa che, grazie al pomodoro, ha un alto potere antiossidante ed è perfetta per contrastare il colesterolo.


Ingredienti (per 2 persone):
8 pomodori freschi (rotondi e san marzano), 1 scalogno, 1 spicchio d’aglio, 1 cucchiaino di olio extravergine di oliva, una noce di burro, 5 g di basilico fresco, maggiorana, origano, pepe nero, panna da cucina q.b.,  sale e un pizzico di zucchero

Procedimento:
1) Sbollentare i pomodori in acqua bollente per qualche minuto in modo poi da pelarli e tagliarli a cubettini;
2) In una pentola capiente far sciogliere una noce di burro con un po’ di olio e aggiungere uno scalogno tritato finemente con uno spicchio d’aglio schiacciato (da togliere dopo qualche minuto);
3) Far cuocere lo scalogno dolcemente e poi unire i pomodori a pezzi con sale, pepe, origano e maggiorana (ma anche un pizzichino di zucchero per smorzare l’acidità del pomodoro);
4) Far sobbollire la zuppa per almeno un quarto d’ora a fuoco medio;
5) Spegnere il fuoco, aggiungere qualche fogliolina di basilico e frullare leggermente;
6) Servire ben calda con in accompagnamento un po’ di panna fresca (oppure dello yogurt naturale magro come alternativa meno calorica), dei rametti di basilico come guarnizione e a scelta delle fette di pane abbrustolito.

P.s.: Nel caso non avete privato bene i pomodori dai semi, potete filtrare la zuppa con un colino prima di servirla.

mercoledì 19 novembre 2014

Un appetitoso club sandwich

Finalmente son tornata con una delle mie ricettine, anche se questa volta ammetto che è stata più un pretesto per farvi conoscere un film che sicuramente non avrete visto in molti.
Si tratta de La giusta distanza (2007) diretto da Carlo Mazzacurati e presentato alla Festa del Cinema di Roma del 2007. La storia, ambientata in un piccolo paesino disperso tra le nebbiose pianure venete, ruota tutta intorno a una giovane e attraente maestra di scuola elementare, Mara (Valentina Lodovini), che è solo di passaggio in attesa di volare in Brasile.
La sua sensualità innata finisce per conquistare tutti gli uomini del paese: il giovane giornalista in erba, Giovanni (Giovanni Capovilla), che ne rimane affascinato sin da quando la aiuta con la connessione internet nella sua nuova casa; Amos (Giuseppe Battiston), il viscido tabaccaio; Guido, il bello e tenebroso autista di autobus del paese e Hassan (Ahmed Hafiene), un rispettato meccanico tunisino, con cui nascerà una tenera storia d’amore, che ha degli aspetti alquanto morbosi e inquietanti solo in apparenza.
Il film cambia immediatamente tono quando il corpo di Mara viene ritrovato cadavere e tutte le accuse di omicidio ricadono su Hassan che si professerà innocente perfino anche dopo che decide di uccidersi nella sua cella. Giovanni, molto colpito dal suicidio del tunisino, decide di far luce sull’intera vicenda, perché, anche volendo, non riesce a mantenere la "giusta distanza" come fanno i veri giornalisti, ma alla fine, grazie alle sue indagini, riuscirà ad arrivare alla brutale verità.
Bravissimi e convincenti tutti gli attori, specialmente il giovanissimo e alle prime armi Giovanni Capovilla e davvero stupenda la fotografia, asciutta e reale che cattura alla perfezione quello spaccato familiare di Italia nascosto tra i boschi.
Venendo alla ricetta… vi meraviglierete, ma si tratta del club sandwich, ordinato dal direttore del giornale (Fabrizio Bentivoglio) di Giovanni che lo incontra in un bar per offrirgli un impiego come giornalista di cronaca locale.
La peculiarità di questo sandwich (la cui paternità è abbastanza discussa e contesa tra Stati Uniti e Regno Unito) è quella di essere multistrato e golosamente imbottito di leccornie varie.


Ingredienti (per 3 club sandwich): 2 pomodori, 9 fette di pan carrè, 9 fette sottili di pancetta, 6 fettine sottili di tacchino, maionese, insalata e olive nere denocciolate.

Procedimento:
1) Eliminare i bordi dalle fette di pan carré e tostare leggermente in forno a 150° per qualche minuto in modo che la superficie diventi dorata;
2) Nel frattempo far rosolare in una padella antiaderente le fettine di pancetta in modo da renderle croccanti;
3) Preparare la maionese montando un uovo con l’aggiunta a filo di metà olio di semi di girasole e di metà olio extra vergine d’oliva; salare e aggiungere il succo di mezzo limone;
4) Far rosolare bene su una griglia rovente il tacchino tagliato a striscioline e salare appena una volta cotto;
5) Comporre il sandwich farcendo il primo strato con un cucchiaino di maionese insieme al tacchino, l’insalata e il pomodoro a fette; poi proseguire farcendo il secondo strato allo stesso modo con la pancetta.
6) Tagliare in due triangoli il panino, chiuderlo con degli stuzzicadenti e completarlo con delle olive denocciolate.

mercoledì 23 luglio 2014

Blue Jasmine: una donna in disfacimento

Blue Jasmine è l’ultima fatica cinematografica scritta e diretta da Woody Allen, con protagonista assoluta la magnifica Cate Blanchett, che si è aggiudicata numerosi riconoscimenti per questa performance indimenticabile tra cui anche l’ambito premio Oscar come miglior attrice protagonista.
Jasmine (Blanchett) è una donna bellissima e di gran classe, che, sposando il ricco (e infedele) uomo d'affari-truffatore Hal (Alec Baldwin), ha fatto il suo ingresso nell’alta società di New York.
A causa delle disavventure finanziarie del marito, Jasmine è costretta poi ad abbandonare per sempre la sua vita agiata (raccontata con vari flashback) e si vede obbligata a trovare aiuto a San Francisco. Qui si farà ospitare nel piccolo e squallido appartamento della sorella adottiva Ginger (Sally Hawkins), che sembra averle perdonato persino il fatto che Hal abbia fatto perdere tutti i soldi al suo ex-marito Augie (Andrew Dice Clay) in un cattivo investimento e che abbia poi determinato anche il loro divorzio.
Jasmine, però, non ha perso solo i suoi soldi, le sue case, i vestiti di lusso, le feste e le persone che credeva sue amiche, ma sta perdendo completamente la testa e sprofondando in un esaurimento nervoso sempre più evidente. Ha perso credibilità e dignità come donna e come moglie e il suo nome non è al sicuro neanche a molte miglia di distanza visto che il fantasma dell’ex-marito e dei guai da lui combinati continua ancora ad alleggiare sulla sua testa.
A San Francisco Jasmine, quindi, tenta di ricominciare da zero e trovare un lavoro all’altezza dei suoi alti standard e di dare anche una svolta sentimentale alla sua vita, innamorandosi di un brillante diplomatico (Peter Sarsgaard); tenta addirittura di spingere la sorella nella braccia di altri uomini, visto che è in procinto di sposarsi con l’umile meccanico Chili (Bobby Cannavale), ma ogni tentativo sarà vano.
Jasmine rimarrà completamente sola e vulnerabile in compagnia unicamente del suo passato, delle sue bugie e degli immancabili antidepressivi.
Un film meritevole (che non ha nulla in comune con alcuni ultimi tentativi alla regia di Allen), che, grazie all’immensa bravura della Blanchett, colpisce allo stomaco per l’estrema fragilità mostrata da questa donna ormai alla deriva, per cui non si può che provare compassione. Mancava da tempo un personaggio femminile così profondo e al tempo stesso così angosciato, devastato e artificioso, che convince in ogni secondo supportato da una sceneggiatura davvero ben scritta.

mercoledì 11 giugno 2014

Seguite le mollichine...

Forse non l'avreste mai pensato ma il film Spy Game (2001) del compianto Tony Scott con Brad Pitt, Catherine McCormack e Robert Redford è uno tra i miei preferiti.
Nathan Muir (Redford) è un agente della CIA arrivato all'ultimo giorno dalla pensione che si ritrova a fare i conti con il passato e in particolare con l’imminente uccisione di Tom Bishop (Pitt), soprannominato il boyscout, una recluta da lui addestrata ai tempi della guerra in Vietnam e con cui ha continuato a collaborare per diverse operazioni nella Germania dell’Est e in Libano.
Visti i caldi rapporti con la Cina i piani alti dell’Agenzia tentano di venire a conoscenza del motivo che abbia portato Bishop a farsi catturare mentre evadeva da una prigione cinese con l’intento di trarre in salvo con sé una donna occidentale avvolta nell’assoluto mistero (che pian piano con diversi flash back si scoprirà essere stata la sua donna diversi anni prima e rinchiusa lì dentro ingiustamente per colpa dello stesso Muir, il quale aveva sottovalutato i sentimenti di entrambi).
Anche se molti dettagli legati all’unità di crisi creata intorno al caso Bishop vengono taciuti a Muir, egli cerca in ogni modo di scovare ogni minima notizia per essere sempre un passo avanti a loro. 
Rinunciando ai risparmi di una vita che sarebbero stati destinati all’acquisto di una casa in una remota isola del Pacifico, tenterà di architettare un’azione di evasione fuori dagli schemi in modo da trarre in salvo sia il boyscout che la sua Elizabeth (McCormack).
Un ottimo film d’azione con un ritmo serrato e ben congeniato, adatto anche per tutti coloro che non sono dei grandi amanti del genere.
Durante l’incontro a Beirut per un’operazione che prevedeva l’uccisione di un famoso sceicco, Bishop invita il suo mentore a mangiare un boccone dall’altra parte della città… peccato che per arrivarci significhi anche rischiare la pelle a causa di conflitti a fuoco e bombe. Lo stesso Bishop si vanta di aver insegnato al ristorante dove si trovano a pranzare di fare le migliori migas che potesse aver mai mangiato e Redford ribatte, meravigliandosi di poter mangiare proprio in Libano un piatto della cucina messicana. In realtà (non so se per un errore di traduzione o doppiaggio) questa ricetta appartiene alla cucina spagnola: las migas (che significa letteralmente molliche), infatti, sono un piatto tipico della Spagna, che consiste in molliche di pane soffritte con ingredienti che variano di regione in regione.
Considerato un piatto povero perché preparato con gli avanzi del pane, in realtà è un pasto completo e ricco di sostanze nutrienti.
Non male per niente!


Ingredienti (per 1 porzione): 3 fette di pane raffermo, acqua, 1 spicchio d’aglio (piccolo), 50 g pancetta affumicata, 1 uovo, 6 pomodorini, sale, pepe e olio extravergine di oliva

Procedimento:
1) Tagliare il pane raffermo (o al limite anche del pan carré) a cubetti molto piccoli e bagnarlo leggermente con un po’ d’acqua, in modo da farlo ammorbidire leggermente;
2) Nel frattempo far soffriggere l’aglio in una padella con un filo d’olio;
3) Togliere l’aglio e far cuocere la pancetta, dopodiché aggiungere i pomodorini;
4) Non appena la pancetta e i pomodorini avranno rilasciato i loro succhi, toglierli dalla padella e metterli da parte;
5) Utilizzando i grassi rilasciati dalla pancetta, aggiungere il pane a cubetti e mescolare in continuazione, finché non risulti leggermente croccante;
6) Aggiustare di sale e di pepe e, dopo aver aggiunto la pancetta e i pomodorini messi da parte, presentare nel piatto in accompagnamento a un uovo fritto.

P.s.: Esistono diverse versione di migas, dove al posto della pancetta si consiglia di aggiungere il chorizo (un tipico salume dall’impasto molle e dal sapore dolce e affumicato) oppure del prosciutto e invece dei pomodorini dei peperoni… lascio a voi la scelta!