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martedì 5 maggio 2015

La perdita di "Mia madre"

Non sono mai stata una grande fan di Nanni Moretti, ma negli ultimi anni ho rivalutato le sue opere e Mia madre è davvero un gran bel film, capace di far sorridere e commuovere con la stessa intensità.
Con grande naturalezza e sincerità il racconto è capace di evidenziare un dolore molto personale e intimo, che si legge fin da subito negli occhi dei protagonisti.
Margherita (Buy) è una regista, oberata di lavoro sul complicato set del suo ultimo film politico, incentrato sulle difficoltà di un gruppo di operai in odore di licenziamento, in cui il protagonista (John Turturro regala un sacco di risate) principale è un eccentrico attore americano dall’improbabile pronuncia italiana, che ha difficoltà persino a memorizzare le battute e i nomi della crew sulla scena. Nel frattempo, però, la madre di Margherita (una composta Giulia Lazzarini) è stata ricoverata in gravi condizioni in ospedale e viene continuamente assistita da Giovanni (Moretti), figlio amorevole e fratello ragionevole, che riesce a dire e fare sempre la cosa giusta.
Offuscata dal dolore di una perdita sempre più imminente, Margherita è stanca, non è concentrata sul set e capisce di non riuscire a trovare la giusta chiave di lettura per il suo film, così torna alla realtà solitaria e infelice in cui è costretta a guardare in faccia una madre che lentamente si sta spegnendo, ma che ancora è determinata come ex-insegnante di latino a dare le ultime ripetizioni a sua nipote, che odia il liceo classico.
Mia madre parla anche della finzione del cinema, presentando un film nel film che non sembra mai ingranare davvero, perché non riesce a ricreare le sensazioni di quella realtà semplice e allo stesso tempo troppo difficile da riportare sul grande schermo.
Moretti ha messo a nudo con grande sobrietà il dolore della perdita di sua madre ed è ragguardevole che abbia ceduto il suo alter-ego nelle mani esperte di Margherita Buy e si sia nascosto dietro la maschera confortevole del bravo fratello, capace di affrontare con misura e compostezza la malattia della mamma morente.

 

mercoledì 13 febbraio 2013

Viva Verdi!

Ho visto finalmente Quartet, l'opera prima del grande Dustin Hoffman e sono schiantata dalle risate. Questa commedia "senile" è proprio un gioiellino e ve la consiglio se volete farvi delle sane e grasse risate.
Il film narra le vicende di un gruppo di musicisti e cantanti d'opera pensionati che risiedono a Beecham House, una meravigliosa magione circondata da uno splendido parco travestita da casa di riposo. Come ogni anno Cedric Livingston (Michael Gambon, Insider, Il mistero di Sleepy Hollow, Gosford Park, il professor Albus Dumbledore nei vari Harry Potter e Il discorso del Re), un presuntuoso, scorbutico e vanesio direttore artistico, è intento a organizzare il solito gala per trovare i finanziamenti necessari per scongiurare la chiusura dell'istituto. Tutti sono intenti nel proporre i pezzi migliori con cui esibirsi, quando arriva Jean Horton (un'algida ma magnifica come sempre Maggie Smith, Camera con vistaUn tè con Mussolini, Gosford Park, Ladies in Lavander e la professoressa Minerva McGonagall nei vari Harry Potter), una nuova ospite e celebre soprano del passato, che porterà un po’ di scompiglio con il suo caratteraccio e tutti i suoi capricci da grande diva.
Qui ritrova tanti vecchi amici e nemici: Reggie (Tom Courtenay, Il dottor Zivago), uno dei suoi ex-mariti, che inizialmente non vuole avere nulla a che fare con lei; Wilf (un esilarante Billy Connolly, Still Crazy, L'ultimo samurai, Lemony Snicket - Una serie di sfortunati eventi), suo testimone di nozze nonché scatenato Don Giovanni che, nonostante sia stato colpito da un ictus, non sembra aver messo a tacere la sua libido e Cissy (Pauline Collins, Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni e Albert Nobbs), una simpatica e dolcissima cantante vittima dell’Alzheimer.
Grazie all’arrivo di Jean sono tutti convinti che potrà esser rimesso in piedi il loro leggendario quartetto del Rigoletto di Verdi, ma non sarà così semplice. La stessa Jean si era allontanata dal gruppo di cantori per saziare il suo enorme ego e avventurarsi in una carriera da solista, che negli anni le aveva regalato tante soddisfazioni ma che in età matura non le ha lasciato niente. Ora sembra aver paura di steccare e sentire l’enorme peso delle aspettative legate a un suo ritorno sul palcoscenico. Sarà proprio l'amicizia e l'amore (ritrovato) a darle la spinta giusta.
Una commedia briosa e divertente che vuol lanciare un chiaro messaggio ovvero che diventare anziani è dura, ma si può e si deve continuare a vivere con il giusto spirito finché le forze lo permettono. Dopotutto come dice più volte Cissy (Collins): “La vecchiaia non è una cosa da femminucce”.



... tra l'altro questo film è un omaggio vero e proprio alla grande musica di Giuseppe Verdi, di cui ricorre il bicentenario della nascita. Buona visione e buon ascolto!!!

lunedì 11 febbraio 2013

Quel ciambellone coperto da un asciugamanetto...

Oggi vi proporrò un dolce semplice da preparare e gustoso da mangiare a colazione con una bella tazza di caffellatte fumante: il ciambellone giorno e notte.
La ricetta è tratto dall'opera prima di Gianni Di Gregorio: Il pranzo di Ferragosto (2008). Gianni (Di Gregorio) vive insieme all'anziana e capricciosa madre (una macchietta è dir poco) in un appartamento al centro di Roma e cerca di tirar avanti nonostante i debiti e le loro magre finanze. Il giorno prima di Ferragosto l'amministratore condominiale chiede al suo inquilino di ospitare la madre per qualche giorno in modo che possa spassarsela fuori città. Gianni accetta perché in quel modo vedrà azzerate tutte le sue pendenze relative alle spese condominiali, ma dovrà prendere con sé anche una zia e mano a mano anche la mamma del suo amico dottore. Certo in questo modo riesce a guadagnare qualche soldino, ma a che prezzo? Televisori rivendicati da una stanza all'altra, cibo rubato di nascosto, problemi di memoria e medicine a go go.
Tutte le signore presenti nel film (Valeria De Franciscis, Maria Caciotti, Maria Calì e Grazia Cesarini Sforza) sono delle bravissime attrici non professioniste, che mostrano grande spigliatezza davanti la macchina da presa e regalano tanta ma tanta simpatia. Di Gregorio, quindi, riesce con tenerezza e ironia a confezionare un gioiello di commedia in grado di strappare molti sorrisi e offrire anche vari spunti di riflessione sul mondo odierno dove spesso gli anziani vengono abbandonati a sé stessi o ancor peggio senza un vero sostegno da parte delle famiglie.

 
Ingredienti: 4 uova, 300 gr. di  farina 00, 1 bicchiere di zucchero semolato, 1/2 bicchiere di olio di oliva, 1 bicchiere di latte parzialmente scremato, rum q.b. (oppure potete usare una fialetta di aroma al limone), 3 cucchiai di cacao amaro, un pizzico di sale , zucchero di canna e 1 bustina di lievito per dolci
(N.B.: ho usato un bicchiere da vino di media capacità)

Procedimento:
1) Far riscaldare il forno a 180° (modalità statico); 
2) Mescolare in una ciotola lo zucchero, le uova e il rum;
3) Incorporare poca alla volta la farina 00, il lievito e un pizzichino di sale;
4) Quando l’impasto risulterà ben amalgamato, aggiungere il latte a filo;
5) Imburrare e infarinare uno stampo a forma di ciambella e versarvi all’incirca metà dell’impasto ottenuto;
6) Alla restante parte del composto lasciata nella ciotola aggiungere il cacao amaro;
7) Versare poi nello stampo anche il secondo impasto al cacao e spolverizzare la superficie con dello zucchero di canna, che formerà poi una croccante crosticina;
8) Far cuocere per 45 minuti circa.


P.s.: Vi è necessaria una breve spiegazione del titolo? La mamma dell'amministratore del condominio porta in dono a Gianni e sua madre, la famigerata donna Valeria, un semplice ciambellone coperto proprio da un asciugamano, reputato indecoroso da quest'ultima.
...comunque ne arriveranno altre di ricette da questo film!