martedì 9 febbraio 2016

Voglia di un dolcetto di Carnevale?

Oggi è l’ultimo giorno di Carnevale e quindi, vista la lunga assenza di una bella ricetta nel blog, non ho resistito nel proporvi un dolcetto abbastanza in tono con questa giornata.
Non è una ricetta tipica dei dolcetti che siamo abituati a mangiare in Italia durante il periodo di carnevale come le frappe… bensì è un dolce tipicamente americano e per la precisione di New Orleans… città famosa per il suo Mardi Gras ma soprattutto per i suoi beignets.
Lo so, l’ho presa davvero alla larga oggi, ma vorrei farvi conoscere un dolce semplice ma buono che mi è stato ispirato da un film davvero carino sulla cucina di strada e lo street food di qualità.
Sto parlando di Chef - La ricetta perfetta, film diretto e interpretato da Jon Favreau che racconta la storia di Carl, uno chef molto bravo ma anche molto suscettibile che non accetta l’idea di aver perso un po’ in audacia.
Dopo aver ricevuto una stroncatura per il suo menù ritenuto poco coraggioso, lo chef reagisce in modo eccessivo e il proprietario decide quindi di licenziarlo.
Dopo un primo momento di sconforto, Carl è pronto a rimettersi in gioco e proprio a bordo di un furgone (o meglio noto come food truck) vuole di nuovo accostarsi alla gente vera e cucinare per loro non piatti dal nome altisonante o dal gusto poco chiaro ma dell’ottimo cibo di strada.
Una commedia davvero genuina (forse un po’ scontata sul finale, ma quello è il tocco di Hollywood che non può mancare) che fa venire l’acquolina in bocca per i molteplici piatti succolenti che vengono preparati durante tutto il film.
L’unica pietanza, però, che Carl non cucina ma che quando arriva a New Orleans fa assaggiare al figlio che lo accompagna durante tutto il suo viaggio sono proprio i beignets: cosa sono? Delle semplici ma piacevolissime frittelle lievitate, dall’impasto molto semplice e ricoperte da una montagna di zucchero a velo!
Continuate a leggere… 


Ingredienti: 350 g di farina 00, un cucchiaio di zucchero, 1 bustina di lievito di birra secco, 1 uovo, 1 tazza di latte parzialmente scremato, 1 cucchiaino di sale, cannella, olio per friggere e zucchero a velo.
Procedimento:
1)    Scaldare leggermente il latte e unirlo al lievito, finchè non si sarà completamente sciolto;
2)    Unire all’impasto l’uovo, la farina,lo zucchero,il sale e la cannella (a volontà);
3)    Lavorare energicamente in modo da ottenere un impasto ben fermo ma allo stesso tempo un po’ colloso;
4)    Coprire con un canovaccio e lasciare lievitare fino a quando non avrà raddoppiato in altezza (N.B. per accelerare i tempi di lievitazione potete preriscaldare il forno e lasciare l’impasto sempre coperto al suo interno)
5)    Stendere l’impasto con l’aiuto di un mattarello e ottenere una sfoglia spessa circa mezzo centimetro;
6)    Tagliare a quadrotti di medie dimensioni (circa 4x4)e lasciare nuovamente lievitare per almeno mezzora;
7)    Scaldare l’olio in una pentola capace e friggere i quadrotti di pasta su ogni lato;
8)    Appena diventano dorati, scolare e lasciare asciugare su della carta assorbente;
9)    Cospargere i beignets con abbondante zucchero a velo e servire tiepidi.
P.s. nella foto ho provato anche a fare i beignet con lo zucchero semolato…a voi la scelta?!

mercoledì 27 gennaio 2016

Davvero una bella... grande scommessa

La Grande Scommessa (titolo originale “The Big Short”, tratto dal libro di Michael Lewis) del regista Adam McKay (conosciuto solo per pellicole di serie B) racconta cosa accade prima dello scoppio della grossa bolla immobiliare negli Stati Uniti ovvero di come mentre tutti credevano che il mercato americano fosse il più stabile di tutti, un piccolo gruppo di individui (interpretati da Christian Bale, Ryan Gosling, Steve Carell, ma nel cast figurano anche Marisa Tomei e Brad Pitt) percepì quanto stava per accadere e si arricchì scommettendo contro il sistema.
Si tratta di una storia vera e quello che è ancor più grave è il fatto di scoprire come una delle più grandi crisi economiche della storia risulti esser stata architettata da alcuni disonesti di Wall Street, i quali hanno pensato di poter guadagnare un mucchio di soldi vendendo pacchetti azionari fasulli, che come unica garanzia avevano l’affidabilità di quelle persone che pur di comprarsi una casa erano pronte a chiedere un mutuo a tasso variabile.
In milioni hanno perso casa e lavoro ma gran parte dei colpevoli l’ha fatta franca e senza perderci neanche un dollaro.
Un film dalle ottime pretese che ha l’unica pecca di perdere leggermente ritmo nel finale. Una pellicola che con i tempi serrati e precisi del montaggio sostiene l’uso della macchina da presa quasi altalenante. La sceneggiatura è eccellente (in particolare alcuni dei monologhi di apertura) e molto originale per il modo in cui vengono coinvolti con naturalezza anche personaggi dello show-biz (Margot Robbie o Selena Gomez), certamente valorizzata dalla bravura di tutti gli attori, sia di quelli dai nomi altisonanti “acchiappa-pubblico” che di quelli considerati secondari. Spiccano su tutti i personaggi di Carrel e di Bale, rispettivamente nei panni del cinico operatore finanziario Mark Baum e dello stralunato e introverso analista Micheal Burry che prima di tutti aveva intravisto una falla nel sistema.Un film irriverente e cinico, capace di coinvolgere il pubblico nonostante la lunghezza complessiva e l’uso continuo di termini economici di difficile comprensione e di raccontare il mondo della finanza senza mezzi termini, colpendo a fondo l’orgoglio made in USA e allo stesso tempo mettendo a nudo l’amoralità dell’uomo di fronte al dio denaro.

giovedì 14 gennaio 2016

Assolo: la storia di una donna magnificamente imperfetta

Dopo aver dimostrato di stare a suo agio dietro la macchina da presa in Ciliegine, la magnifica Laura Morante è torna a vestire i panni di regista, ma anche sceneggiatrice (insieme a Daniele Costantini) e protagonista, della deliziosa e garbata pellicola intitolata Assolo.
La storia è completamente intessuta intorno a Flavia (Morante), una donna cinquantenne in piena crisi di mezz’età che, dopo aver affrontato due matrimoni, due figli e diversi fidanzati e amanti sembra aver perso la bussola. Si sente sola e non si conosce a tal punto da non riuscire a raccontare nulla di sé neanche alla psicoterapeuta (Piera Degli Esposti), alla quale preferisce raccontare la vita degli altri. Ha perso ogni interesse verso di sé, ma soprattutto verso una vita vuota e piena solo di ricordi di altri. Una donna insicura e fragile che si è sempre annullata per gli uomini con cui è vissuta e ha fatto di tutto pur di compiacerli. Incapace di tener testa ai suoi ex anche dopo la fine delle loro unioni, è diventata persino amica delle rispettive compagne. Anche le sue amicizie non fanno che indebolirla, perché in continua balia delle vicissitudini di quelle donne così disinibite, caparbie e lontane dal suo modo di vedere le cose.
C’è molto teatro in questo film e lo si percepisce sin dalla prima scena. Davvero ottimo infatti l’inizio che miscela alla perfezione la teatralità del sogno e la voce fuori campo della protagonista che già ci fa entrare in un mondo di insicurezze e mancanza di autostima poi sottolineate con grande garbo durante le varie sedute psicanalitiche.
Nel cast ci sono anche altri attori di tutto rispetto come Angela Finocchiaro, Francesco Pannofino, Marco Giallini, Gigio Alberti, Lambert Wilson, Donatella Finocchiaro, Edoardo Pesce, e Filippo Tirabassi.Una commedia non troppo pretenziosa, dal ritmo lento ma non certamente noioso, che invita palesemente le donne di ogni età, anche se imperfette, a guardare sempre avanti e ad amarsi di più, perché solo in questo modo riusciranno a essere amate anche dagli altri.

giovedì 10 dicembre 2015

Il sapore del successo e l'arroganza di uno chef

Il sapore del successo del regista John Wells (noto forse per il recente I segreti di Osage County) è un film che loda il buon cibo e la ricerca della grande cucina attraverso il fascino di Bradley Cooper.
Adam Jones (Cooper), chef stellato scorbutico che ha buttato via il suo successo e la sua vita per colpa di droga, alcool e donne, vuole tornare alla ribalta, ripartendo da un ristorante di Londra con l'obiettivo di guadagnare la tanto ambita terza stella Michelin.
Nonostante la sua rinomata bravura di trasformare anche i sassi in piatti eccezionali, Adam deve sperare in una seconda occasione, riconquistando la fiducia di molti amici, cuochi e responsabili di sala, che hanno perso molto per colpa sua.
La sua caparbietà e il suo carisma lo faranno tornare sulla breccia e al contempo capirà anche che non è possibile riuscire in qualcosa di grande senza l'aiuto di qualcuno, specialmente qualcuno in cui si ha completa fiducia.
Sicuramente si tratta di un film dal sapore decisamente commerciale (e a tratti anche un po' scontato), ma che può vantare un ottima sceneggiatura, valorizzata dal montaggio serrato e una buona regia.
Un grande cast, tra cui spiccano Daniel Brühl, Omar Sy e Uma Thurman in un brevissimo cameo, ma brillano decisamente i due personaggi femminili principali: Sienna Miller è ipnotica (anche se poco convincente quando tira la pasta), ma la simpatia della psicoterapeuta Emma Thompson cattura anche se ha poche pose di scena.
Peccato davvero che si parli troppo poco dei piatti e la storia della preparazione resti nascosta dietro le padelle e i fornelli. Lo dico con rammarico perchè ero prontissima a prendere spunto anche solo per un piatto e invece tutto sfugge e si giunge all'impiattamento senza seguire il fil rouge della lenta ricerca degli ingredienti e dell'oculata preparazione dietro ogni piccolo dettaglio che i grandi chef dedicano per rendere particolari e grandi anche i piatti più poveri.



mercoledì 25 novembre 2015

IO, AQUILA - Manuale di volo… e di vita

Oggi faccio volentieri un'eccezione e non parlo né di film né di ricette.
Vi è mai capitato di leggere un libro talmente bello o coinvolgente a tal punto da non riuscire a staccare gli occhi dalle pagine? Immagino di sì. Ognuno di noi è affezionato almeno a un libro perché legato a un momento particolare della propria vita, perché leggendolo ci siamo immedesimati nelle avventure dei personaggi o semplicemente perché avremmo tanto voluto vivere nello stesso periodo storico in cui era ambientata quella storia (mi capita sempre quando leggo Jane Austen).
Ma vi è mai capitato che, durante la lettura, le parole sembrino come saltare fuori dalle pagine e prendere vita perché scritte in modo inequivocabile? Pochi scrittori e poeti sono dotati dell'abilità di creare magicamente delle immagini grazie a un uso sapiente delle parole, dei toni, delle pause, dei dialoghi/monologhi...
Tutto ciò per dirvi insomma che per la prima volta posso anche vantarmi di conoscere uno di questi scrittori. Sto parlando di Giorgio Tassi, un bravissimo fotografo con la passione per la montagna ma anche una buonissina penna.
Ha scritto e auto-pubblicato la sua prima opera di prosa "IO, AQUILA – Manuale di volo". Un'opera intima che sa toccare le corde giuste ed è capace di far sorridere ed emozionare allo stesso tempo. Il tono divertente legato ai ricordi da bambino e adolescente si intrecciano perfettamente a quello più profondo che emerge quando si affrontano le questioni amorose, i dettagli intimi della famiglia o l’incontro ravvicinato con un piccolo di aquila, pronto a spiccare il suo primo volo.
È proprio la Natura, animale e umana, la coprotagonista in questo interessante viaggio alla scoperta dei ricordi di un uomo e alla meraviglia del mondo che ci circonda e che troppo spesso ignoriamo nascondendoci dietro protesi tecnologiche invece di ricordarci semplicemente di ammirare e gustare quanto c’è di bello anche nelle piccole cose: “il mondo è perfetto così”.
Attraverso questo libro si ha poi la conferma di quanto la Natura animale non è poi così diversa da quella umana, anzi. A volte anche solo osservando gli animali è possibile notare quanto siano meglio di noi, individui pensanti che si ritengono superiori a ogni altro essere vivente.
Non è un libro che si può raccontare (ma che quasi si può ascoltare, vista l'ottima colonna sonora suggerita tra le pagine): la storia è intessuta in modo sapiente e, proprio come in un film, vengono usati molti flashback, che non disturbano affatto la lettura, perché tutto alla fine combacia come in un puzzle ricostruito alla perfezione. Arrivati all'ultima pagina si è quasi dispiaciuti che il viaggio del fotografo e del suo amico pennuto sia giunto al termine ma si resta come stregati e desiderosi di cogliere ancora uno scatto di quei paesaggi dentro la macchina foto o di poter vivere i profumi degli alberi, dei prati e dei fiori descritti.
Un libro pieno di immagini, suoni e storie da leggere tutto d'un fiato.

A tutti coloro che non l'hanno ancora letto, dedico la poesia in chiusura del romanzo...

Oggi
faccio giuramento solenne
giuro all'aria
a questa materia sottile
chiamo a testimoni
questa canala grigia
l'acero minuto, tutti i faggi, i carpini neri, i ginepri sparsi
chiamo a testimoni borea e meridio
gli albumi scolpiti a caldo
il miagolio di un selvatico
gli asfodeli, gli asfodeli tutti
la borghese imponenza.
giuro,
giuro solenne,
a questo nido che mi ha custodito
alla terra che mi offrirà il cibo
al silenzio
IO, giuro fedeltà
a questa dimora già sazia di Dio
spazio nuvolare
oggi divieni mio regno
recinto sacro
dove si perderà il mio volo
oggi offro giuramento solenne
al sole, alla luna, a tutte le stelle che saprò riconoscere
oggi sono sole, luna, tutte le stelle che so chiamare per nome
giuro su questo calcare giallo
all'attesa che è diventato tempo
al tempo spezzato nello sguardo
allo sguardo che mi ha custodito
ai tuoi occhi
giuro ora
IO AQUILA

P.s.: Se siete curiosi di vedere il piccolo di aquila ripreso sui Monti Sibillini, cliccate qui.

domenica 15 novembre 2015

Rock the Kasbah non convince

Rock the Kasbah è l’ultimo film diretto dal regista Barry Levinson (lontano anni luce da quando vinse il premio Oscar per Rain Man o dirigeva film davvero buoni come Good mornign, Vietnam!, Rivelazioni, Sleepers o Bandits) che vede come protagonista assoluto Bill Murray in compagni di altri grandi interpreti come Bruce Willis, Kate Hudson e Zooey Deshanel.
Richie Lanz (Murray) è un assurdo manager musicale, un po’ mascalzone ma decisamente adorabile, convinto di poter far sfondare la sua unica cantante, Ronnie (Deshanel), con una serie di concerti per le truppe americane stanziate in Afghanistan.
Considerato il disperato scenario di guerra in cui è stata trascinata, la sua cantante (nemmeno così dotata vocalmente come lui vorrebbe far credere) lo abbandona su due piedi e se ne ritorna immediatamente in America. Richie, senza soldi e documenti, dovrà ideare qualche stratagemma per uscire dal paese. Ecco però che il destino gli fa incontrare per caso Salima, una bellissima ragazza di etnia pashtun dotata di una voce straordinaria. Decide di farla partecipare allo show Afghan Star, nonostante ciò significhi sfidare la sua cultura e la sua famiglia, dato che alle ragazze del villaggio sia proibito cantare (un reato punibile con la morte).
Il film, infatti, si ispira al reale fatto di cronaca che vede protagonista la giovane Latifa Azizi, che nel 2013, prendendo  parte a un programma musicale, vince il primo premio grazie alla sua voce, a costo della sua libertà e della sua vita.
Bill Murray non delude certamente ma ne esce poco valorizzato visto che il film ristagna tutto il tempo e non sembra mai decollare: Levinson ha messo troppa carne al fuoco senza sfruttare al meglio gli strumenti a sua disposizione. La comicità del protagonista non sembra amalgamarsi alla perfezione con gli scenari e i contesti più drammatici di quei territori dilaniati dalle guerre e dalle lotte interne, raccontati in modo velato o forse troppo sommario nel film.
La storia di per sé sarebbe stata anche interessante ma di certo la sceneggiatura, alquanto confusa e con un finale lasciato a metà, non ha saputo renderla al meglio: troppi personaggi lasciano lo schermo senza una vera uscita di scena e i pochi che restano non sono descritti a tutto tondo come dovutamente richiesto da un attento spettatore (per esempio il mercenario dal cuore tenero interpretato da un Bruce Willis non al meglio delle sue possibilità e la prostituta della seducente Kate Hudson).


P.s.: Una curiosità riguardo al titolo che si riferisce all'omonima canzone dei Clash, ma che in realtà non compare nemmeno all'interno della (bellissima) colonna sonora del film.