lunedì 10 dicembre 2012

I pancakes di Alessandra

Quante volte vi sarà capitato di vedere un film e assistere alla classica scena della colazione servita in tavola con una pila di simpatici pancakes irrorati da abbondante succo di acero? Mai?!? Non ci credo!
Se si tratta di una pellicola americana è quasi sicuro al 99,99% che se c'è qualcuno che fa colazione mangia toast burro e marmellata (o ancora meglio con il burro di arachidi) oppure i mitici pancakes.
Quindi come potevo non riproporveli! Doveroso ringraziare Alessandra, una grande estimatrice ed esperta di questo piatto, che mi ha prestato la sua ricetta e mi ha elargito dei preziosi consigli,  ma prima voglio dedicare giusto due righe al film che mi ha ispirata questa volta.
Come dicevo avrei potuto scegliere davvero tra migliaia di pellicole made in USA, vi faccio qualche esempio:
  1. Amori e incantesimi (1998) di Griffin Dunne con Sandra Bullock e Nicole Kidman: quando le due sorelle streghe stanno cercando di sfuggire alle indagini sulla misteriosa morte di Jimmy Angelov effettuate dal fascinoso sceriffo che invitano a colazione e il quale si diletterà ai fornelli preparando delle bellissime frittelle a forma di cactus.
  2. Io e zio Buck (1989) di John Hughes con John Candy e un giovanissimo Macaulay Culkin: quando lo zio Buck, un po' strambo e fuori dalle righe, deve fare da babysitter ai suoi nipoti e prepara loro delle colazioni assurde tra cui anche un pancake gigante che gira sulla pentola con la pala della neve.
  3. I perfetti innamorati (2001) di Joe Roth con Julia Roberts, Catherine Zeta-Jones, John Cusack e Billy Cristal: nella scena in cui la vorace Kiki (Roberts) divora una quantità spropositata di pancakes per dimenticare le sue pene d'amore e i battibecchi con la sorella diva.
  4. Pretty Woman (1990) di Garry Marschall con Richard Gere e Julia Roberts: nella scena del mattino successivo trascorso insieme a Edward (Gere), la bella Vivian (Robertsd) decide di fare colazione seduta sulla grande tavola imbandita di ogni ben di Dio... tra l'altro qui c'è un bellissimo errore di montaggio, perchè mentre inizialmente la si vede addentare una sorta di croissant poi al cambio d'inquadratura ha tra le mani i resti addentati di un pancake...:P
Potrei tranquillamente proseguire, ma non voglio dilungarmi oltre... comunque per quanto mi riguarda ho voluto privilegiare un film più recente che mi sta molto a cuore.
Si tratta di 500 giorni insieme (2009) di Marc Webb con Joseph Gordon-Levitt e Zooey Deschanel (titolo originale 500 days of Summer), una commedia romantica-agrodolce raccontata  attraverso un uso sapiente di vari flashback e flashforward.... il tutto condito con delle magnifiche rappresentazioni grafiche e videoclip. La colonna sonora ha del superbo e godibilissima la scelta di pezzi come Us di Regina Spektor, Please, Please, Please Let Me Get What I Want dei The Smiths, You Make My Dreams di Hall & Oates (nella scena del balletto immaginario), Sweet Disposition dei The Temper Trap e molti altri.
La trama in breve...
Tom Hansen (Gordon-Levitt) lavora a Los Angeles come scrittore di biglietti di auguri anche se in realtà ha studiato per diventare architetto. Nell’azienda dove lavora incontrerà Sole (Deschanel), la nuova assistente. I due iniziano a frequentarsi anche se lei non è una tipa da relazioni serie e durature al contrario di Tom che è un grande romanticone ed è perdutamente innamorato di lei. La loro relazione è scandagliata durante tutto il film in base ai giorni trascorsi insieme, fatti di momenti belli e divertenti e altri meno quando la coppia inizia a mostrare i primi segni di insofferenza. Gli alti e bassi della loro relazione, infatti, porteranno Sole a lasciare Tom, il quale cadrà in depressione, fin quando non deciderà di rialzarsi, dando una svolta alla sua vita… non prima però di essere ritornato a credere nell’amore.
La scena ispiratrice della ricetta è quando Sole decide di lasciare Tom proprio mentre in un classico diner (i classici ristoranti americi economici) hanno ordinato degli invitanti pancakes.


Come al solito mi sono fatta trasportare da un fiume incessante di parole... quindi meglio che passi alla ricetta!

Ingredienti (per circa 6-7 pancakes): 2 uova, 75 gr farina 00, 1 cucchiaio e 1/2 di zucchero, 200 ml latte parzialmente scremato, 1/2 bustina di lievito e burro q.b.

Procedimento:
1) Mescolare energicamente le uova insieme allo zucchero, alla farina e il lievito per poi aggiungere il latte (otterrete un composto piuttosto denso);
2) Ungere una padella antiaderente con del burro e mettere sul fuoco (N.B.: non è necessario ungere il tegame per ogni pancake da realizzare; in questo modo vi garantirete uno spuntino leggero);
3) Versare con un mestolino o un cucchiaio capace il quantitativo del composto necessario per formare un pancake di forma circolare dal diametro di circa 10-12 cm;
4) Non appena notate delle bollicine sulla superficie del pancake, dovete girarlo dall'altra parte e farlo cuocere per pochi minuti;
5) Servite caldi con dello sciroppo di acero, della macedonia fresca di frutti di stagione, della composta di frutta, della marmellata oppure del miele con qualche noci (vedi foto sotto).


Ve lo garantisco è proprio una colazione gustosa (per non dire golosa) ma anche un ottimo spuntino da godersi in compagnia!

domenica 9 dicembre 2012

Anziano è bello!

Chi l’avrebbe mai detto che anche il grande Dustin Hoffman si sarebbe deciso a fare un salto dall’altra parte della macchina da presa? Il grande mattatore americano ha infatti deciso di regalare un piccolo film che già dal trailer sembra promettere grandi risate, raccogliendo un cast di brillanti attori che hanno lasciato il segno nel firmamento del cinema moderno quali Maggie Smith, Tom Courtenay, Billy Connolly, Michael Gambon e Pauline Collins.
Presentato alla 30° edizione del festival del cinema di Torino, Quartet è ambientato in una casa di riposo per musicisti e cantanti lirici immersa in una lussureggiante campagna inglese, dove dispetti, isterie e capricci da prime donne sono il pane quotidiano. Che cosa accadrà quando farà il suo ingresso trionfale una nuova pensionate? Si tratta di Jean Horton, una famosa soprano che, a causa di qualche piccolo fastidio fisico, è stata costretta ad andare in ospizio. Qui incontrerà la sua rivale di sempre, ma anche l’ex-marito e amore mai dimenticato e diversi coetanei appartenuti al suo glorioso passato con problemi di Alzheimer o di altra natura.
Come ogni anno, in occasione dell’anniversario della nascita di Giuseppe Verdi (neanche a farlo apposta quest’anno ricorre proprio il bicentenario della nascita del famoso compositore), gli ospiti organizzano un concerto per scongiurare questa volta la chiusura dell’istituto, esibendosi in varie arie famose.
Grazie a Jane si potrà finalmente ricomporre un famoso quartetto di magnifiche voci… sarà il  trionfo che tutti vorrebbero? Non resta che aspettare!

lunedì 3 dicembre 2012

Little Miss... Chicken

Il titolo della ricetta di oggi è dedicato per l'appunto al film da cui è tratta ovvero Little Miss Sunshine (2006) di Jonathan Dayton e Valerie Faris (vincitore dell'Oscar per la migliore sceneggiatura originale) con un gruppo di maginifici attori quali Steve Carell, Toni Collette, Greg Kinnear, Paul Dano, Abigail Breslin e Alan Arkin (vincitore dell'Oscar come miglior attore non protagonista).

Una piccola grande commedia che traccia un bellissimo e sconclusionato spaccato sull'America grazie alla strana ma divertentissima famiglia Hoover di Albuquerque. Richard, il capofamiglia (Kinnear), continua a sperare di realizzare il suo sogno americano ovvero riuscire a pubblicare un libro sulla sua teoria dei 9 passi per raggiungere il successo, anche se lui stesso non sembra riuscito nell'intento, visto che è bistrattato anche dai suoi stessi famigliari. Sua moglie Sheryl (Collette) è una donna divisa tra lavoro e famiglia, che deve persino occuparsi di quanto accaduto al fratello omosessuale Frank (Carell), il più importante ed eminente conoscitore di Marcel Proust, che ha deciso di tentare il suicidio dopo non esser stato corrisposto dall'uomo di cui era innamorato e aver perso il suo lavoro all'università, ma ha fallito miseramente. I dottori hanno stabilito che debba essere tenuto sotto costante osservazione e accontentarsi di essere ospitato nella famiglia della sorella. Qui dovrà condividere la camera da letto insieme al nipote Dwayne (Dano), il quale da mesi porta avanti con dedizione il suo voto di silenzio fin quando non riuscirà a entrare nell'accademia aeronautica come collaudatore di aerei. Ma le bizzarrie della famiglia Hoover non finiscono qui. C'è la piccola Olive (Breslin) che sta preparando un numero di danza per un concorso di bellezza per aspiranti Miss America insieme al nonno paterno Edwin (Arkin), che, cacciato dalla casa di riposo, si concede, nonostante l'età, un sacco di sregolatezze tra cui anche sniffare l'eroina.
A sorpresa Olive viene ammessa alle finali nazionali di Piccola Miss California e tutta la famiglia (anche se controvoglia) decide di accompagnarla a bordo di un vecchio pulmino Volkswagen (N.B.: simpaticissima la scena del clacson!!!). 
Non sto a svelarvi il grande colpo di scena del film, ma il viaggio si rivelerà essere utile un po' a tutta la famiglia. Vale la pena di vederlo solo per gustarsi l'esilarante esibizione finale di Olive coreografata sulle note di Superfreak cantata da Rick James.


Cosa ha preparato Sheryl per cena? Una delle più classiche "ricette" americane: il pollo fritto... confezionato!
Beh, io ho preferito farlo da me!

Ingredienti: ½ pollo (ala, cosce e petto), 2 uova, pan grattato, farina di mais, farina 0, origano, rosmarino, ½ limone, vino bianco, pepe nero, sale e olio extra vergine d’oliva

Procedimento:
1) Condire la carne con sale, pepe nero, origano e rosmarino e bagnare con del vino bianco e il succo di mezzo limone e lasciarla macerare in frigorifero fino al giorno dopo;
2) Far scolare la carne e infarinare appena prima di passarla nelle uova sbattute con un pizzico di sale;
3) Impanare con metà pan grattato e metà farina di mais (che garantirà un’impanatura più croccante);
4) Appoggiare il pollo impanato su una teglia coperta da un foglio di carta forno e condire con un filo d’olio prima di infornare a 180°-200°;
5) Dopo circa 15 minuti il pollo si sarà leggermente dorato, quindi giratelo dall’altra parte e conditelo di nuovo con pochissimo olio;
6) Non appena l’impanatura sarà diventata scura sui bordi, potete togliere dal forno e servire caldo.



P.s.: scusate se non sono stata precisa con le dosi, ma in questi casi faccio sempre molto a occhio! :P

venerdì 30 novembre 2012

Merci, Jacques Audiard!

Ammetto che prima di questo film non conoscevo il regista francese Jacques Audiard, ma posso senza ombra di dubbio affermare che adoro il suo modo di usare la macchina da presa. Ogni inquadratura quasi sfiora gli attori, facendoti sentire il loro respiro e quei primi piani così intensi ti fanno credere di accarezzare i loro pensieri.
Ispirato all’omonima raccolta di racconti dello scrittore canadese Craig Davidson, Un sapore di ruggine e ossa è un film drammatico, potente e vibrante con una giusta dose di romanticismo, dove spesso non c’è neanche bisogno di parlare visto che la potenza delle immagini parla da sé (es.: le lotte clandestine a rallentatore o il linguaggio del corpo nelle scene di sesso).
Ali (Matthias Schoenaerts) si ritrova all’improvviso a doversi occupare del figlioletto di cinque anni, Sam (Armand Verdure), che non conosce affatto e che non sa come gestire, così decide di andare dalla sorella che abita ad Antibes, nel sud della Francia.
Fortunatamente lì riesce a trovare subito un lavoro come buttafuori in una discoteca, dove conoscerà Stéphanie (Marion Cotillard), una donna bella e algida, che ama essere guardata dagli uomini e sa bene come sedurli. Stephanie non sarà mai alla sua portata ma Ali decide comunque di lasciarle il suo numero di telefono.
All’improvviso un incidente stravolgerà l’equilibrio di ciascun personaggio e le loro vite non saranno più le stesse. Durante lo spettacolo di orche marine nel parco acquatico dove lavora, Stéphanie rimane vittima di un brutto infortunio e le verranno amputate entrambe le gambe e con loro anche la sua sicurezza e la sua bellezza. Non ha più voglia di vivere e tanto meno di pensare di poter esistere costretta su una sedia a rotelle.
Un giorno, però, lei decide di richiamare Ali e da quel momento le cose inizieranno a prendere una piega diversa. Lui sembra non dare peso al fatto che lei sia senza gambe, trasmettendola in qualche modo quella sicurezza che sembrava esser perduta per sempre dal giorno dell’incidente.
Sono entrambi due persone tormentate nello spirito e continuamente in lotta con se stesse e con chi gli sta accanto. Nel frattempo Ali accetta vari lavori pur di guadagnare qualche soldo in più e decide persino di battersi negli incontri clandestini di pugilato a mani nude. Un giorno Stéphanie lo accompagna e rimane particolarmente “eccitata” da quel mondo senza regole dove solo la forza animalesca dell’uomo ha la meglio.
È un film, infatti, che parla di corpi: da una parte quello tumefatto di Ali che usa per farsi strada in un mondo quasi primitivo e dall’altro quello amputato di Stéphanie, imbrigliato nella malinconia e nello scoraggiamento, ma piano piano lei saprà ritrovare un modo per sopravvivere proprio grazie all’amore, risollevando al tempo stesso il destino di Ali, che riuscirà a farcela nella vita sia come pugile che come padre.

mercoledì 28 novembre 2012

Mazzantini & Castellitto: coppia vincente non si cambia

L’attesa di andare a vedere questo film è stata ampiamente ripagata, anche se non è una storia semplice e ti lascia andar via con tanti pensieri e dubbi.
Venuto al mondo è innanzitutto una profonda e appassionata storia d’amore tra due ragazzi ma allo stesso tempo è una storia sulla maternità e sul significato di essere figli.
Tutto ha inizio a Sarajevo, durante le Olimpiadi Invernali del 1984, dove, grazie a Gojko (il talentuoso attore bosniaco, Adnan Haskovic), estroso poeta e guida per la città, una studentessa italiana, Gemma (Penelope Cruz) incontra un giovane fotografo americano, Diego (Emile Hirsch, che inizialmente sembra troppo tirato e artificioso per poi solo alla fine regalare un'intensità espressiva che pochi altri attori sono capaci di trasmettere). I due non riescono a non innamorarsi l'uno dell'altra e proprio lui, con tutta la sua spensieratezza e a tratti scelleratezza, farà del tutto per conquistarle il cuore e farla sua per sempre.
Dopo vari aborti spontanei i due non si danno per vinti e tentano anche l'inseminazione artificiale, ma nulla: Gemma risulta sterile al 97% e quindi è impossibile che riesca a dare un figlio al suo amato Diego.
Fallisce purtroppo anche il tentativo di adozione a causa del passato turbolento fatto di droga e abusi di lui e anche la stessa psicologa (Jane Birkin in una breve ma intensa apparizione) che doveva valutarli idonei a essere dei bravi genitori è dispiaciuta e li congeda dicendo proprio che non se lo meritano perché due ragazzi così buoni non li aveva mai incontrati.
Nonostante tutto lui non smette di amarla neanche per un secondo; eppure qualcosa per Gemma è cambiato.
Si sente inutile e ha paura di perdere l'uomo che ama. Come aveva svelato lei stessa alla psicologa, l'idea di avere un figlio non era tanto legata a una forte voglia di maternità quanto all'avere un “lucchetto di carne” capace di tenere legato a sé l’uomo che ama veramente.
Gemma continua a sentirsi difettosa e non può pensare a un futuro senza figli.
Cosa fare allora? Lasciarsi? No, i due provano l'ultima strada rimasta. Decidono di tornare a Sarajevo in pieno tempo di guerra e, andando a trovare i loro vecchi amici, tentano di trovare una donna disposta a prestare il proprio ventre per procreare un figlio loro. Incontrano Aska (Saadet Aksoy), una giovane e bella musicista disponibile a prestare il suo utero in modo da accogliere una gravidanza e cedere poi il piccolo nascituro in cambio di soldi. Il senso di colpa legato alle conseguenze di quella scelta e non finiranno per smantellare i pochi resti dell'amore che sembrava ancora legare Diego a Gemma. Questa loro storia, infatti, col tempo diventa una storia di guerra anche a livello umano.
Grazie a un gioco continuo di flashback, passati quasi vent'anni, dopo un'inaspettata telefonata di Gojko, Gemma decide di far ritorno a Sarajevo in occasione di una mostra fotografica dei tempi dell'assedio e porta con sé il figlio Pietro (Pietro Castellitto, molto acerbo ma allo stesso tempo tanto realistico nella sua recitazione asciutta), ignaro della verità sulla sua nascita avvenuta in un teatro di guerra ancora in corso. Tornando in quella città, Gemma viene sopraffatta dai ricordi di un amore perduto ma mai dimenticato e verrà messa alle strette con molti segreti taciuti.
Il finale, che certo non vi svelerò, finisce per proteggere il destino di questo figlio tanto amato e desiderato da una verità troppo amara e dura da dover conoscere e con cui convivere. Essere figli evoca qualcosa di più complicato nel nascere semplicemente dal ventre di una donna che può anche non diventare madre di colui che ha generato, perché, dopo tutto, i figli sono di chi li ama.
Il regista, Sergio Castellitto (nelle vesti anche di attore, interpretando il padre adottivo di Pietro), aiutato nella sceneggiatura dalla stessa scrittrice dell'omonimo romanzo (e moglie) Margaret Mazzantini (tornata a lavorare al fianco del marito dopo l'ottima prova di Non ti muovere), è riuscito a descrivere senza troppi sentimentalismi questa storia di amore e odio ma soprattutto di guerra e pace, fatta di tante sfumature e segreti. Spesso è inciampato in immagini troppo cariche di retorica e alquanto inutili, ma non ha certo risparmiato nulla allo spettatore, trasportandolo con dolore in uno scenario di guerra tanto doloroso. Una guerra rimossa dalla memoria degli europei, cullati nel loro benessere, ma tenuta viva dalle persone che l’hanno vissuta.
Come dice Gojko ci vorrebbe un comico per raccontare la guerra dei Balcani, uno come Buster Keaton... perché ancora oggi, a distanza di tanti anni, lo stesso popolo di Sarajevo ancora non smette di interrogarsi su una guerra tanto atroce “che non ha avuto né vincitori né vinti ma solo sopravvissuti”.
Strano a dirsi ma è un film intenso che racconta molto di più con le parole (a volte quasi troppo belle per essere state messe in bocca a dei personaggi che in svariati momenti sembrano tanto perfetti da far ricordare allo spettatore che sono l'invenzione di una penna audace come quella della Mazzantini) che con le immagini o la musica.


lunedì 26 novembre 2012

Una madeleine tira l'altra

Avevo voglia di dolcetti... e così mi è venuto subito in mente un bellissimo film del 2006: Il velo dipinto di John Curran (vincitore di un Golden Globe per la migliore colonna sonora originale). Tratto dall'omonimo romanzo di William Somerset Maugham, la pellicola è ambientata nella prima metà degli anni Venti e narra la delicata e drammatica storia della giovane e viziata Kitty (Naomi Watts), che decide di sfuggire alla sua famiglia, sposando (senza esserne innamorata) il dottor Walter Fane (Edward Norton), il quale per lavoro deve trasferirsi a Shanghai, in Cina. Annoiata dalla vita piatta al fianco di un uomo freddo e apparentemente senza sentimenti, si fa conquistare dal fascino del vice-console americano sir Charles Townsend (Liev Schreiber). Appena Walter scopre l'adulterio della moglie, decide di punirla allontanandola dal suo amante, portandola con sé nella sperduta Mei-tan-fu, dove egli ha accettato di mettere a frutto le sue conoscenze da batteriologo per sconfiggere il colera che affligge il piccolo villaggio.
Quell'esperienza a contatto con la morte porterà la viziata Kitty a vedere sotto una nuova luce quel marito che fino ad allora le era sempre sembrato così scostante. Colpita dall'ammirevole dedizione con cui Walter si prodiga nell'aiutare i malati, anche Kitty deciderà di dare una mano alle suore che gestiscono l'ospedale del marito. Con il tempo entrambi ritroveranno la strada del perdono ma soprattutto riusciranno ad amarsi di nuovo.



Non resisto e voglio condividere con voi quella che, secondo il mio modestissimo parere, è una delle più belle battute del film:

If people only spoke when they had something to say,
the human race would soon lose the power of speech. 

(Se tutti noi parlassimo solo quando abbiamo qualcosa da dire,
l'umanità perderebbe molto presto l'uso della parola.)

Dove ho preso l'ispirazione?
All'arrivo nel piccolo orfanotrofio all'interno dell'ospedale del villaggio la madre superiora offre alla signora Kitty Fane delle madeleine appena sfornate.
Le madeleine (anche piccole maddalene o petit madeleine) sono dei biscotti francesi di origine antichissima, che solitamente hanno la forma di una conchiglia (ma si può optare anche per dei semplici pirottini di carta o qualsiasi altro formato).

Ingredienti: 140 gr farina 00, 80 gr burro, 80 gr zucchero a velo, 4 uova, 1 bustina di lievito, 1/2 limone grattugiato, latte (q.b.) e un pizzico di sale 

Procedimento:
1) Far sciogliere il burro in un pentolino (per evitare di farlo soffriggere, aggiungere un goccino di latte);
3) Nel frattempo sbattere due uova intere e due tuorli insieme allo zucchero a velo, cercando di far gonfiare bene l'impasto;
4) Incorporate poi il burro fuso e la scorza di limone gratuggiato e a mano a mano setacciare la farina con il lievito;
5) Una volta che l'impasto sarà ben amalgamato, versarlo negli stampini fino a metà altezza e infornare a 180° per circa 20 minuti;
6) Lasciar raffreddare e poi spolverare con dello zucchero a velo.

P.s.: Esteticamente non sono un granchè e purtroppo nella foto le madeleine fatte con gli stampini a forma di rosa non si vedono benissimo... ma son buone lo stesso! :P