lunedì 10 febbraio 2014

Semplicemente... stupefacente!

L'amica di Babette è tornata finalmente dietro i fornelli con una ricetta davvero magica, tratta dalla commedia romantica Semplicemente irresistibile (titolo originale Simply Irresistible) del 1999 con Sarah Michelle Gellar, Sean Patrick Flanery, Patricia Clarkson e Dylan Baker.
Il film non è assolutamente degno di nota, se non fosse che propone delle ricette strepitose in cui non ho resistito a cimentarmi.
La prima che vi propongo è una mela dal cuore cremoso con decorazioni al caramello. Nel film era molto più scenografica, quindi può sembrare complicata, ma non lo è!
Vi avverto che questa è la mia versione povera... altrimenti dovreste utilizzare una bacca di vaniglia con cui far insaporire il latte per la crema. 


Ingredienti: 3 mele golden gala, 3 uova, 5 cucchiai di zucchero semolato, 2 cucchiai di farina 00, 1 cucchiaio di amido di mais, 500 ml di latte parzialmente scremato, un estratto di vaniglia, acqua e cannella

Procedimento:
1) Montare in un pentolino le uova con 3 cucchiai di zucchero e aggiungere poi la farina, la maizena, la vaniglia e il latte, facendo attenzione a non creare grumi;
2) Cuocere il composto a fuoco basso, girando in continuazione con un cucchiaio, finché non si sarà raddensato e avrà bollito per qualche minuto;
3) In un pentolino sciogliere 2 cucchiai di zucchero con 2 cucchiai di acqua; non appena il caramello avrà raggiunto un color marroncino chiaro, toglierlo dal fuoco e iniziare a decorare a filo su un foglio di carta da forno, creando una sorta di griglia o ragnatela;
4) Dopo aver scavato le mele privandole dei semi (fare attenzione a non tagliare il fondo), riempirle di crema alla vaniglia e poggiarle su una placca da forno, cuocendole per circa 10 minuti a 160°-180° (N.B.: le mele non devono risultare stracotte);
5) Sistemare sul fondo del piatto un po' di crema alla vaniglia, disporre la mela al centro e le decorazioni al caramello intorno, decorando con una spruzzata di cannella in polvere (che ho utilizzato anche per profumare il cappellino della mela).

P.s.: Se volete potete aggiungere come ulteriore decorazione delle fettine sottili di mela, disposte a mo' di ventaglio.

giovedì 6 febbraio 2014

Dallas Buyers Club: semplicemente da vedere!

Il film Dallas Buyers Club è tratto da una storia vera ed è stato magistralmente diretto da Jean-Marc Vallée (noto per C.R.A.Z.Y e The Young Victoria) e interpretato in modo memorabile da Matthew McConaughey, Jared Leto e Jennifer Garner.
Texas (1986) – i dottori diagnosticano a Ron Woodroof (McConaughey) di essere affetto dall'HIV e gli pronosticano solo 30 giorni di vita. Egli, però, decide di non arrendersi tanto facilmente e di cercare un rimedio, che lo porterà a sopravvivere fino al 1992.
Un uomo omofobo, volgare, alcolizzato e tossicodipendente, che, grazie alla malattia, riesce a cambiare rotta nella sua vita. Costretto a rivalutare ogni sua valore e credo, perché da quando tutti pensano che anche lui sia un omosessuale (visto che all'epoca l'HIV era considerata esclusivamente la malattia dei gay), inizia a vedere tutto con occhi diversi.
Ron non si arrende al calvario che lo aspetta e inizia a studiare, perché vuole ricorrere ai ripari e cercare una cura qualsiasi per sfuggire alla morte. Non potendo testare per certo un nuovo farmaco contro i sintomi della malattia, l'AZT, decide di provarlo lo stesso, rubandolo tramite un infermiere in ospedale. Una volta, però, che non riuscirà più ad accedere al medicinale, decide di avvalersi dell'aiuto di un medico in Messico, il quale gli comunica la forte dannosità del farmaco testato sul suo organismo, cominciandolo invece a curare con vitamine e una proteina (peptide T), che sembrano fare il loro effetto. Ecco allora che gli balena in testa l'idea di voler importare e rivendere questi farmaci di contrabbando a quanti ne hanno bisogno, in modo da poter inizialmente lucrare sui malati come lui ma poi donare anche a loro qualche speranza ovvero qualche mese di vita in più. Fonda così il Dallas Buyers Club con il sostegno di un transessuale drogato, Rayon (un Jared Leto strabiliante, tornato a recitare per il grande schermo dopo diversi anni, dedicati per lo più alla sua musica con il gruppo 30 seconds to Mars).
Ron, quindi, si trasforma in paladino di una causa in cui nessun altro voleva credere per paura di contrarre una malattia ancora sconosciuta e che fa scoppiare una tormentata lotta contro l'FDA (Food and Drug Administration), garantista degli interessi delle grandi case farmaceutiche, poiché i suoi farmaci si riveleranno più efficaci di quelli autorizzati per i trial di sperimentazione.
La sua morte non sarà vana, perchè la sua dura lotta contro la malattia e contro le potenti case farmaceutiche ha dato la possibilità di far riconoscere davanti alla legge il diritto di ogni malato di poter tentare trattamenti ancora non riconosciuti.
Strabilia il fatto di come McConaughey sia riuscito a scrollarsi di dosso i soliti ruoli da sex-symbol in filmoni acchiappa-pubblico al botteghino e abbia saputo finalmente dimostrare di essere un attore molto sopra la media. Da sempre sottovalutato per il suo bell'aspetto, è riuscito a imbruttirsi, dimagrendo molti chili e a regalare un'interpretazione indimenticabile e toccante, che gli ha già garantito numerosi riconoscimenti a livello internazionale.
Il film gira quasi completamente intorno al protagonista e forse una maggiore esaltazione avrebbe meritato il personaggio del transessuale di Jared Leto (che ricorda molto i tratti del protagonista di Breakfast on Pluto), il quale regala dei momenti davvero intensi e ironici.
Un film ottimo sotto ogni punto di vista, che ti prende allo stomaco, commuove e garantisce delle interpretazioni da urlo, ma che fa anche riflettere su un problema purtroppo ancora attuale e che, anche se in qualche modo potrebbe sembrar voler strizzare l'occhiolino verso il pubblico, vuol semplicemente raccontare la storia di un uomo comune e dai tratti detestabili, che ha saputo redimersi, scoprendo il suo lato buono dormiente.


domenica 26 gennaio 2014

Invito a pranzo per l'Amica di Babette: spaghetti al pesto

L'Amica di Babette oggi vuole raccontarvi una piccola storiella.
C'era una volta un amico dell'Amica di Babette, Fefe, che aveva delle mani magiche e sapeva come usarle soprattuto con l'ausilio di uno strano marchingegno, il quale riusciva magicamente a immortalare tutto quello che aveva davanti e a trasformarlo con qualche strano incantesimo in un quadro meraviglioso, quasi più bello dell'originale.
Un giorno l'Amica di Babette fu invitata a pranzo dal suo amico mago, che le propose un semplice ma gustosissimo piatto di spaghetti al pesto.
Lui non si ricordava che il fratello maggiore dell'Amica di Babette abitava a Genova e, quindi, lei conosceva bene il gusto di quel meraviglioso intingolo verde detto appunto pesto. A parte ciò il mago si apprestò alla cottura della pasta e senza troppi indugi aprì un piccolo barattolo dal coperchio sigillato e ne svuotò il contenuto nella pentola di spaghetti appena cotti, che diventarono per magia subito verdi! Diede una bella mescolata con la sua bacchetta magica e iniziò a preparare i piatti per lui, l'Amica di Babette e la sua piccola aiutante fatata Caro.
L'odore era così invitante che aveva inebriato la stanza... 
Giunse il mago con i suoi piatti, ma uno di essi non fu posto sopra il tavolo da pranzo, bensì dirottato su uno strano tavolino ricoperto da un velo bianco magico. Bastarono qualche semplice clic, che quello strano strumento aveva catturato la bellezza di quel piatto sotto gli occhi sbigottiti dell'Amica di Babette, che da sempre si riteneva imbranata con quel tipo di magie.
Ecco quindi la storia di un piatto birichino, che si voleva spacciare per una ricetta preparata dall'Amica di Babette, ma che, invece, era solo una una piccola magia fotografica di un amico argentino. 

... certamente una ricetta sublime e semplicissima da copiare!
Ingredienti: 1 barattolo di pesto e spaghetti

Procedimento:
1) Mettere a bollire abbondante acqua in una pentola, che verrà salata appena giungerà a ebollizione;
2) Buttare l'equivalente di spaghetti per circa 5 persone anche se i commensali sono solo 3 (:P);
3) Svitare con cura un barattolo di pesto e vuotarne delicatamente il contenuto sulla pasta;
4) Dopo aver condito bene gli spaghetti, preparare i piatti dei commensali. L'aggiunta di formaggio grattugiato è facoltativa!

martedì 21 gennaio 2014

American Hustle: una truffa coi fiocchi...

American Hustle - L'apparenza inganna prende spunto dalla vera storia dell’operazione dell’FBI negli anni ’70 chiamata ABSCAM (abbreviazione di Arab scam ovvero truffa araba), con cui furono arrestati diversi politici ed esponenti corrotti del congresso americano grazie all’aiuto di alcuni truffatori esperti.
La pellicola racconta, quindi, la storia di Irving Rosenfeld (Christian Bale con pancia e riporto di capelli alquanto macchinoso, che regala un’interpretazione intensa e malinconica), un abile truffatore che è sempre riuscito a cavarsela perché, volando basso, non ha mai pestato i piedi di gente troppo pericolosa. Con l’aiuto della sua abile amante Sydney (Amy Adams, eccezionale e con delle scollature “innaturali”), i due riescono a truffare molti piccoli risparmiatori fino al giorno in cui vengono scoperti da un’agente dell’FBI, Richie DiMaso (Bradley Cooper con un improbabile permanente).
L’intento principale di quest’ultimo è di far carriera portando a termine una grossa operazione, che riesca ad incastrare qualche pezzo grosso del mondo politico del New Jersey e non solo. La sua superbia e la sua brama di farcela a tutti i costi per togliersi dal ghetto ed entrare a far parte dei colletti bianchi che contano all’FBI spinge i due truffatori in una scalata non alla loro portata.
L’obiettivo iniziale è di incastrare un piccolo politico del New Jersey, Carmine Polito (Jeremy Renner) per poi arrivare ad acciuffare qualche pesce grosso della mafia.
Tutto sembra andar liscio finché non entra in scena la moglie di Rosenfeld, Rosalyn (un'audace Jennifer Lawrence), una bella e giovane casalinga depressa con la fissa per lo smalto alle unghie e l’arredamento, che, pur di non restare sola, accetta di essere ancora spostata a un uomo che non ama più. La sua instabilità mentale sommata alla sua abilità di manipolare il marito sarà la causa di tanti problemi e continui battibecchi.
Quando alla fine si pensa che i vinti siano stati imbrogliati a loro volta, tutto si capovolge e la storia d'amore tra Irving e Sydney, che sembrava spacciata, torna a galla e l’inganno si fa di nuovo avanti.
Non è sempre facile riuscire a capire qual è la cosa giusta da fare, ma come dice in chiusura il personaggio di Bale: l’arte di sopravvivere non è mai morta… e mai lo sarà.
Innegabili quindi le doti cinematografiche del regista David O. Russell (conosciuto anche per gli ottimi lavori come Three Kings, The Fighter o Il lato positivo), che con American Hustle sa ben giocare con i suoi attori e la macchina da presa, riuscendo a enfatizzare ogni lato nascosto dei personaggi portati sullo schermo: ogni loro debolezza o punto di forza vengono messi a nudo con grande pacatezza ed estrema precisione nel racconto. La sceneggiatura è molto ben curata e magistralmente recitata… peccato che la bellezza dei dialetti e di alcune battute si sia persa nel doppiaggio!
Davvero ottima anche la colonna sonora con la stupenda canzone Good times Bad times dei Led Zeppelin, ma anche la scelta delle acconciature e dei costumi dal sapore così vintage lascia senza parole.
L’unico neo negativo è l’eccessiva lunghezza del film… sia chiaro, non mi sono mai annoiata, ma certamente alcune parti iniziali sul personaggio principale da bambino potevano essere evitate.



lunedì 13 gennaio 2014

Vianne e i suoi peccati di gola

Credo che chiunque debba scegliere un film cioccolatoso, non può non pensare a Chocolat (2000) di Lasse Hallström (noto regista svedese conosciuto per Le regole della casa del sidro oppure Hachiko), basato sull’adattamento del libro di Joanne Harris.
1959. Nella piccola cittadina francese Lansquenet giunge la bella Vianne Rocher (Juliette Binoche), una madre sola, atea e dal cuore nomade in compagnia della figlia Anouk (Victoire Thivisol), che è decisa, senza non troppe disavventure, ad aprire una nuova cioccolateria proprio nel periodo quaresimale.
Le sue leccornie peccaminose, dai cioccolatini alle tazze fumanti di cioccolata, riescono a tentare quasi tutti i compaesani, risvegliando in loro sentimenti dormienti da troppo tempo, che così facendo hanno però disobbedito al volere del sindaco bigotto, il conte De Reynaud (Alfred Molina), che nel frattempo si infligge delle orrende tazze di acqua calda e limone.
Il suo tentativo di boicottare la chocolaterie e gli zingari giunti in città (capitanati dall’affascinante Roux interpretato da Johnny Depp) non andrà a buon fine e, quindi, dovrà rivedere il vero significato di felicità e dei suoi principi di moralità e verità assoluta.
Nel cast sono presenti anche altri ottimi attori quali Dame Julie Dench, Carrie-Ann Moss, Peter Stormare e Lena Olin.
Certamente ci sono diversi passaggi scontati, ma il film nel suo complesso è una chicca culinaria nonché cinematografica… per non dire calorica, arricchita da una colonna sonora eccelsa dal sapore jazz (per esempio il brano Minor Swing di Django Reinhardt)!
Arrivando alla ricetta... ho pensato di proporre una torta al cioccolato davvero gustosa e dal successo garantito, ispirandomi a quella assaggiata dal personaggio della burbera Dench in compagnia del nipote ritrovato.

Ingredienti: 100 g burro, 150 g zucchero, 2 uova medie, 400 g cioccolato fondente (1/2 per la torta e ½ per la copertura), 1 cucchiaio di Brandy (oppure Cointreau), 1/2 arancia grattugiata, 200 g farina 00, 1 cucchiaio di cacao amaro, 1 bustina di lievito in polvere e 250 ml latte parzialmente scremato.

Procedimento:
1) Montare il burro (a temperatura ambiente) con lo zucchero fino a farlo diventare quasi cremoso;
2) Aggiungere le uova una alla volta e farle incorporare bene al composto;
3) Dopo aver fatto sciogliere il cioccolato fondente a bagnomaria, lasciarlo intiepidire leggermente e poi aggiungerlo a filo insieme al Brandy e alla buccia di arancia grattugiata;
4) Incorporare poi anche il latte e la farina insieme al cacao e al lievito in polvere;
5) Versare il composto in una tortiera dal diametro di circa 25 cm e far cuocere in forno per 40-45 minuti a circa 180°.
6) Appena sfornata, lasciar raffreddare la torta prima di toglierla dallo stampo, poiché l’impasto è molto morbido e rischia di rompersi facilmente;
7) Nel frattempo sciogliere anche la restante parte di cioccolato fondente, che, con l’aiuto di una spatola adeguata, andrà a ricoprire la torta (N.B.: potete decorare ciascuna fetta da servire ai commensali con delle piccole scorzette o riccioli di arancia e qualche scarabocchio di cioccolato fuso rimasto).

sabato 14 dicembre 2013

Il vento che ti porta via...

Come il vento è un film del regista e documentarista Marco Simon Puccioni, che è stato presentato all’ultimo festival del cinema di Roma e narra la storia vera di Armida Miserere, una donna dura e imperturbabile che nel corso della sua viuta fu a capo di moltissimi dei penitenziari più duri e difficili in Italia, guadagnandosi il soprannome di "la femmina bestia".
Armida (la splendida Valeria Golino, a dir poco magistrale quando è incorniciata in degli strettissimi primi piani) è una donna in apparenza insensibile e dal cuore duro che gestisce da anni un carcere milanese. Anche se la sua vita di tutti i giorni è scandita dagli orari dietro le sbarre, può condividere i malesseri legati al suo duro lavoro con il marito Umberto Mormile (Filippo Timi), il quale è un educatore nello stesso penitenziario.
Vogliono e tentano di vivere una vita normale al di fuori delle mura carcerarie. Sognano un futuro diverso e persino un figlio… ma il destino li castiga e segna la fine improvvisa del loro amore.
Un giorno del 1989 Umberto, affiancato al semaforo, viene assassinato a sangue freddo da due banditi in moto.
Ostinata a trovare i colpevoli dell’omicidio di suo marito, rimugina ogni possibile sgarro commesso nei confronti dei detenuti a cui non si è piegata, ma gli anni passano e la magistratura non sembra essere riuscita a scovare nulla. Armida, allora, sente il bisogno di dover cambiare aria e decide di andare a dirigere il carcere dell’isola di Pianosa (ovvero l’Alcatraz italiana in Toscana), dove si trovano moltissimi dei più influenti boss mafiosi e attendenti di ben note organizzazioni terroristiche.
Ancora una volta Armida viene posta di fronte a un’altra sfida e viene scelta per la direzione dell’Ucciardone a Palermo negli anni caldi dei delitti di mafia e in seguito anche del carcere di Sulmona.
Solo parecchi anni più tardi dall’uccisione di suo marito, Armida scoprirà finalmente la verità: Umberto fu ammazzato a sangue freddo per non essersi lasciato corrompere da un boss della ‘ndrangheta, ma durante il processo i pentiti ascoltati in merito non fanno che gettare fango sul nome del suo uomo e questo diventa insopportabile per lei.
Nel 2003, il giorno del venerdì Santo, Armida Miserere si suicida, sparandosi un colpo di pistola alla testa, sperando almeno che con quel suo “atto di coraggio” riesca a ricongiungersi al suo amato Umberto.
Sono anni che si sente vuota e non riesce più ad amare: la stessa parola amore è vuota di significato. Non le bastano più solo il successo professionale, il rispetto dei suoi uomini, l’amore dei suoi amici e dei suoi fedelissimi cani, la vita non ha più senso per lei. Forse sarebbe stato diverso se avesse avuto un figlio?
Il film non cerca tanto di dare delle risposte su come mai ancora oggi non si siano riuscite a chiarire le cause e i veri mandanti dell’omicidio di Mormile, ma vuole offrire piuttosto il ritratto della vita di una donna forte ma tanto fragile al tempo stesso, che tutti conoscevano per la sua imperturbabilità nel lavoro, ma che nessuno aveva mai osato immaginare sul piano intimo e personale. Questo film, invece, analizza, ciò che pian piano ha inaridito a tal punto il cuore di Armida, che, non essendo riuscita a rialzarsi dopo che la vita le ha strappato via il marito in modo così efferato, è portata a compiere un gesto così estremo. Un film dai toni grigi smorzati solo dal colore del mare, dove le inquadrature asciutte e tanto ravvicinate da voler scrutare a fondo i pensieri dei personaggi sono capaci di creare la giusta suspense fino al finale pieno di commozione, trasportato dalle parole di addio della stessa Armida.
Nel cast del film figurano anche altri attori del calibro di Francesco Scianna, Chiara Caselli, Marcello Mazzarella, Salvio Simeoli, Giorgia Sinicorni, Vanni Bramati ed Enrico Silvestrin.


P.s.: Il film è stato girato in parte anche all'interno del carcere di Montacuto di Ancona.